PLUVIOMETRIA,SICCITA e SOLUZIONI

Le precipitazioni piovose vengono misurate con i pluviometri e con i pluviografi.
Tali apparecchi di misura vengono ubicati opportunamente, in luoghi privi di ostacoli che riducano o impediscano l’ingresso della pioggia attraverso la bocca di cattura.
Il Servizio Idrografico italiano affida ogni stazione ad un singolo osservatore, dalla cui “diligenza” dipende la bontà dei dati raccolti.
Le stazioni pluviometriche non coincidono con tutti i Comuni d’Italia, ve ne sono molte meno. Per conoscere quanto e come piove nel proprio comune occorre riferirsi, nel caso in cui non esistano, alle stazioni più vicine e rappresentative della nostra zona, verificando sia la distanza sia la quota sul livello del mare. E’ evidente che una stazione vicina ma 500 metri più alta non può essere rappresentativa della zona che mi interessa.
I dati di precipitazione vengono pubblicati dal Servizio Idrografico Italiano negli Annali Idrologici, volume primo, per tutte le stazioni di misura delle precipitazioni della rete nazionale. I dati sono fruibili per tutti senza alcun costo, almeno nella maggior parte dei casi.
In tabella I vengono riportati la quantità di pioggia (mm) caduta giornalmente, i totali mensili e annui, il numero mensile e annuo dei giorni piovosi.
clip_image002
In tabella II sono indicati i totali annui e il riassunto dei totali mensili della quantità di precipitazione.
clip_image004
La tabella III, IV e V espongono le precipitazioni di massima intensità registrate ai pluviografi, cioè le massime precipitazioni annuali con durata di 1, 3, 6, 12, 24 ore consecutive, le precipitazioni di notevole intensità e breve durata, ecc…
clip_image006

clip_image008

clip_image010

La tabella VI, riguarda il manto nevoso, espone alcuni valori di un altro tipo di precipitazione, quella nevosa.

clip_image012

Oggi, è l’Arpa regionale che si occupa di pubblicare gli Annali. Alcune Regioni li rendono disponibili solo a seguito di una richiesta, comunque gratuita.
Per conoscere i dati dell’anno in corso occorre avere un po’ di pazienza, la pubblicazione avviene circa nel mese di luglio, agosto dell’anno successivo.
Lo studio delle precipitazioni sia meteoriche sia nevose sono di fondamentale importanza per la progettazione e la pianificazione in quanto da esse dipendono le disponibilità delle risorse idriche superficiali e sotterranee.
Da esse dipendono i deflussi e i livelli dei corsi d’acqua, i volumi idrici disponibili, i livelli degli invasi naturali e artificiali, i livelli delle falde e le portate di magra e di piena.
Se osservate per una stessa stazione almeno una decina di anni troverete che siccità e crisi idriche sono, da un punto di vista pluviometrico, costanti nei mesi estivi di giugno, luglio e agosto. Allo stesso tempo troverete che i mesi più piovosi sono ottobre, novembre, dicembre, marzo e aprile ed i mesi in cui la precipitazione di tipo nevosa è più frequente sono gennaio e febbraio. Tali affermazioni valgono mediamente per tutti i Comuni italiani, le isole, i comuni alpini e marittimi tendono a distaccarsi leggermente da tale andamento.
Certamente gli ultimi due anni sono stati particolarmente gravosi soprattutto per l’assenza delle precipitazioni nevose, ma il regime pluviometrico italiano è sostanzialmente lo stesso da decine e centinaia di anni.
Gli approvvigionamenti idrici avvengono da sorgente, da falda o da prese in corsi d’acqua superficiali o subalveo.
Tratteremo in un altro articolo i danni che possono provocare gli abusi di approvvigionamento da falda, provocando veri e propri disastri ambientali cui il nostro territorio è sottoposto ma taciuti perché non convenienti politicamente.
La crisi idrica o la siccità estiva sono un falso problema!
Ciascuna Regione impone sul suo territorio politiche di riduzione degli sprechi, solitamente, chiedendo o istruendo i cittadini all’uso corretto dell’acqua, del tipo: chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti, avere il doppio pulsante nei WC, inserire gli aeratori in tutti i rubinetti sono soluzioni ridicole rispetto ai consumi effettivi. Le campagne pubblicitarie promosse da Regioni e Municipalizzate dovrebbero raccontare ai cittadini che i consumi dell’acqua sono circa così distribuiti sul suolo nazionale: il 60% al settore agricolo, il 25% al settore industriale ed energetico ed il restante 15% agli usi civili.
Quindi, concentrare tutti gli sforzi per ridurre i consumi sul 15% percento del totale vuol dire, come sono soliti fare in qualunque materia, concentrarsi sulla pagliuzza del cittadino senza voler vedere la trave nei loro occhi.
In Italia il consumo complessivo di acqua rispetto a quella che cade sul territorio sotto forma di pioggia quant’è? Una quantità ridicola o molto piccola, quindi, il problema dell’acqua in realtà non esiste se si attuassero le attività necessarie.
Una delle ultime dighe costruite in Italia è la Diga di Ridracoli. Questa diga fornisce acqua potabile a Ravenna, Forlì, Cesena, Rimini e gran parte della riviera. Quest’anno boom di turisti, possiamo solo immaginare, nel caso in cui non esistesse la Diga, cosa sarebbe stata l’estate di Rimini con il razionamento o la totale assenza di acqua?
Molte delle dighe esistenti sono gestite con scopi plurimi anche se prevale l’uso idroelettrico da parte di Enel.
Alcuni comuni e province, dopo aver distrutto le proprie falde acquifere per spandimenti indiscriminati di letame per concimazione delle attività agricole, oggi provvedono alla denitrificazione delle acque di falda per poter far rientrare i parametri, soprattutto nitrati nei limiti di legge, ma forse i loro cittadini non sanno nulla, come la maggior parte di tutti noi non sappiamo da dove arrivi l’acqua che sgorga dai nostri rubinetti.
È giunto il momento di una vera nuova pianificazione, etica, onesta, priva di opportunismi e opposizioni a priori.
Tutto deve essere fatto affinché le condotte non perdano, i consumi civili, artigianali industriali siano i più corretti ma non vi è dubbio che da maggio a settembre nel nostro territorio non piove a sufficienza per le nostre necessità, quindi occorre, come si faceva negli anni del dopoguerra, dello sviluppo economico, realizzare invasi in serie o meglio in parallelo ai corsi d’acqua, per evitare i fenomeni di interrimento, per avere veri e propri bacini di compenso per sopperire all’assenza di precipitazione.
Chiedo a tutti i Referenti Comunali di monitorare il proprio Comune se nei prossimi mesi attiverà dei lavori per risolvere l’emergenza estiva. A seguito dell’emergenza idrica molti Comuni hanno chiesto lo stato di calamità, dopo tale richiesta lo Stato e le Regioni hanno stanziato, come sempre accade, dei fondi, i Sindaci che li otterranno sbandiereranno ai quattro venti con fanfare e vestiti a festa che hanno dei soldi da spendere per risolvere il problema che da lì in avanti l’acqua sgorgherà senza interruzioni.
Io ed altri colleghi, per un Comune dell’appennino in crisi idrica, durante l’estate, sotto la richiesta del Sindaco, abbiamo preparato gratuitamente una serie di progetti per aumentare la risorsa.
Le sorgenti hanno pochissima acqua da anni durante l’estate, alcune frazioni si sono espanse ed oggi il problema è di totale assenza.
Sono lieto di poter affermare che due progetti vedranno la luce; nel mese di settembre, con grande urgenza stiamo svolgendo le progettazioni esecutive ed a fine mese è previsto l’inizio dei lavori.
Qualche giorno fa il Sindaco ci ha comunicato che otterrà altri finanziamenti perché è uno dei pochissimi comuni di tutta la regione che ha presentato delle soluzioni, delle proposte. Gli altri si sono adeguati al disastro, hanno semplicemente inoltrato una lista di costi sostenuti per autobotti e distribuzione di sacchetti di acqua. I costi saranno di qualche milione di euro.
L’acqua c’è anche se non si vede! Sotto gli alvei fluviali ed i torrenti scorre dell’acqua, molta di più di quanto non si possa pensare.
Ma allo stesso tempo i vostri scarichi finiscono nei torrenti e nei fiumi, pur se con la presenza dei depuratori, sono sempre acque reflue! Allora perché non pensare, a livello comunale, a spingere la depurazione fino a rendere tali acque riutilizzabili, non per scopi potabili, ma per scopi irrigui o semplicemente prima di reimmetterle nel corso d’acqua.
In estate i nostri corsi d’acqua minori sono spesso grandi fogne a cielo aperto.
Il mondo capitalistico non lo farà mai, Noi Si

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

commenti