Acquedotti Perdite Energia Idroelettrica

ACQUEDOTTI – PERDITE – ENERGIA IDROELETTRICA

L’acqua e la possibilità di aprire un rubinetto in casa propria per lavarsi e cucinare è una delle cose che molti considerano tra quelle più straordinarie che succedono.

Oggi, in gran parte d’Italia, molte cose funzionano al contrario di come il buon senso condurrebbe.

Le Municipalizzate, che gestiscono la gran parte dei sistemi acquedottistici in Italia, non considerano l’acqua una risorsa e/o un servizio ma una spesa. A volte, abbandonano le sorgenti per sollevare l’acqua da valle con impianti di pompaggio che gestiscono in telecontrollo da una stanza della città con lo scopo, forse, di ridurre i costi del personale. La sostituzione di condotte ormai vetuste o ammalorate, molte di sezione ridotta per incrostazioni e quindi in grado di trasferire una minor portata, ecc…, non sono investimenti remunerativi come il sistema capitalistico intende ed a cui, forse, le nuove S.p.A., che hanno sostituito le vecchie Municipalizzate, devono sottostare perché hanno gli azionisti a cui corrispondere i dividendi di fine anno. Il paradosso è che molti azionisti di queste S.p.A. sono i Comuni.

Ogni acquedotto si può dividere in due grandi parti: le condotte cosiddette “adduttrici” sono quelle che raccolgono le acque dalle fonti di approvvigionamento (sorgenti, pozzi di prelievo da falda più o meno profonde, anche 300m, laghi o bacini artificiali, gallerie filtranti e/o pozzi per acque di subalveo dei corsi d’acqua superficiali, ecc…) e le conducono, a parte gli eventuali sistemi di trattamento e disinfezione, ai serbatoi di compenso, mentre le condotte di “distribuzione” sono quelle che dai questi ultimi raggiungono le nostre abitazioni diramandosi per le città.

Oggi, considerato la “siccità” o ”l’emergenza idrica” di molte città tornano in gran voga la denuncia delle perdite degli acquedotti. Le perdite si possono dividere in due grandi parti: le perdite reali e quelle amministrative. Queste ultime riguardano i volumi idrici non contabilizzati per allacci abusivi, per assenza, manomissione o malfunzionamento del contatore, oppure per una non corretta gestione degli acquedotti (sfiori dai serbatoi, aperture degli organi di scarico delle condotte, ecc…). Precisiamo, che da una sorgente sgorga una portata variabile ma continua sia in estate sia in inverno. Noi ne utilizzeremo, per uso idropotabile, solo una piccola parte, la maggior parte o quella non utilizzata verrà sfiorata dai serbatoi o dall’opera di presa e scaricata nei torrenti o corsi d’acqua superficiali; a meno che non sfoci in un bacino naturale e/o artificiale dove possa essere accumulata.

Le perdite reali rappresentano circa il 70% delle perdite globali e su di esse si sono concentrati i maggiori sforzi di riduzione negli ultimi 20 anni. La convenienza o meno della riduzione delle perdite viene valutata con un grafico, in cui in ascissa (linea orizzontale) vengono rappresentate le perdite (unità di misura – mc/s), in ordinata (linea verticale), viene rappresentato il costo (euro); il costo delle perdite è di tipo lineare, ossia una retta che parte da zero e cresce con una certa inclinazione dipendente dal costo di produzione della risorsa (sollevamenti, trattamenti, ecc…), mentre il costo degli interventi per la riduzione delle perdite, dipende da molti fattori, ha un andamento iperbolico: il costo cresce rapidamente col diminuire delle perdite e si riduce fortemente in caso di grandi perdite, ossia, con piccoli sforzi si ottengono grandi risultati!

La somma algebrica delle due curve genera una terza curva il cui punto di minimo rappresenta la convenienza economica oltre cui non conviene spingersi perché non remunerativa, ovvero una spesa considerata inutile.

Questa valutazione dipende fortemente dalla disponibilità della risorsa e dalla soddisfazione della richiesta, ossia non è un problema etico o di rispetto sia per la risorsa naturale che ci viene offerta sia per chi invece non ce l’ha disponibile, ma è esclusivamente un algoritmo matematico di convenienza, e più ho la fortuna di avere una maggior disponibilità di acqua e meno ho la convenienza alla riduzione delle perdite, ossia, estremizzando, l’acquedotto è un colabrodo ma la popolazione è sempre servita, quindi non ha senso intervenire.

L’approvvigionamento e la distribuzione di acqua potabile deve essere un SERVIZIO, che lo Stato deve svolgere per i suoi cittadini, e come tale, non può soddisfare le esigenze del sistema capitalistico, ossia di produrre degli utili, anche a lungo termine.

Ma la cosa più incredibile è che in diverse realtà italiane potrebbe risultare uno degli investimenti più remunerativi.

In questi ultimi anni, mi sto dedicando allo studio di alcuni sistemi acquedottistici di regioni italiane e di alcuni comuni montani. Il risultato è particolarmente interessante: con investimenti recuperabili in 2 o 4 anni alcuni piccoli Comuni, con neanche 3000 abitanti, potrebbero produrre ogni anno e per tutta la vita circa 80-100 chiloWatt di potenza nominale e, con piccole attività da ingegnere, possono passare a circa 120-150 chiloWatt, mentre alcune porzioni di regioni d’Italia, che non cito volutamente, potrebbero produrre ogni anno e per tutta la vita circa 2000-2500 chiloWatt e, con piccole attività da ingegnere, possono passare a circa 3000-4000 chiloWatt.

Alcune realtà sono sconvolgenti. Utilizzano, per il trasporto dell’acqua da monte verso valle (dalla presa alla consegna) condotte di piccolo diametro per aumentare le perdite di carico o dissipare il carico durante il percorso o, peggio ancora, strozzano con delle saracinesche di chiusura le condotte allo sbocco nei serbatoi. Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma! Diceva qualcuno! Potremmo trasformare questa immensa energia, che il nostro Paese ha da offrire, in energia elettrica. I numeri precedenti, trasformati in euro anno, con i costi attuali incentivanti a ribasso e sempre nella non eticità degli stessi, ma solo per farmi maggiormente comprendere, vorrebbero dire: 100 kiloWatt circa 150.000 euro/anno, 150 kiloWatt circa 250.000 euro/anno, 2000 chiloWatt circa 3.000.000 euro/anno e 4000 chiloWatt circa 6.000.000 euro/anno.

Questa è energia rinnovabile ed avrebbe la priorità nella messa in rete….. Qualcuno sicuramente non sarebbe d’accordo e qualcun altro ignora, volutamente, la potenzialità. Inoltre, il sistema acquedottistico attuale non avrebbe alcuna modificazione di funzionamento perché le turbine sono sempre posizionate a ridosso dei serbatoi e quindi, in presenza già di una disconnessione del carico idraulico. Preciso che sono solo un ingegnere che sa come far funzionare un acquedotto e come poterlo sfruttare al meglio, non ho inventato nulla. Tutto ciò sarebbe stato possibile già da decenni. Oggi investono i privati solo dove hanno interessi e remunerazioni impressionanti.

Di seguito elenco alcuni argomenti di cui gli articoli prossimi si potranno occupare. Se avete delle preferenze o chiarimenti e precisazioni su quanto sopra descritto siamo a disposizione.

ARGOMENTI:

IDROLOGIA – pluviometria e statistica

ACQUEDOTTI

FOGNATURE

BONIFICHE – CHIAVICHE – IMPIANTI IDROVORI

IMPIANTI IDROELETTRICI (SU ACQUEDOTTO E CORSO D’ACQUA)

VASCHE DI LAMINAZIONE

RISCHIO IDRAULICO – ALLUVIONI – RISISTEMAZIONE FLUVIALI – CASSE ESPANSIONE

SUBSIDENZA

(CUNEO SALINO) INGRESSIONE ACQUE SALATE

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